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VLADISLAV OTROŠENKO A TARANTO
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La sera del 9 marzo si è svolto presso il Centro Urban di Taranto un incontro con lo scrittore russo Vladislav Otrošenko, in visita a Taranto dall'1 al 13 marzo nell'ambito del programma patrocinato dalla Provincia di Taranto finalizzato a far conoscere ad alcuni scrittori prove-nienti da diversi paesi i monumenti e le bellezze storiche di Taranto e di alcuni centri della provincia, affinché la Città Vecchia di Taranto, il quartiere delle ce-ramiche di Grottaglie e gli insediamenti rupestri di Massafra e di Mottola pos-sano diventare degli scenari suggestivi per l'ambientazione di nuove opere let-terarie di sicuro successo.
Nel corso del suo intervento, di cui qui di seguito riportiamo alcuni passi, Vla-dislav Otrošenko ha espresso alcune impressioni maturate durante la sua permanenza nella provincia jonica.
"Il Sud dell'Italia mi ha sempre inte-ressato. Del resto, anch'io sono un uo-mo del Sud. Certo, il Sud dell'Italia ed il Sud della Russia sono diversi, ma c'è un qualche legame che unisce le regio-ni meridionali di tutti i paesi. Sono nato sul Don, a Novočerkassk. La mia città è stata fondata nel 1805 dal generale cosacco Platov, e per la pro-gettazione dei suoi edifici lo zar Ales-sandro I si rivolse ad architetti italiani. L'Italia è quindi entrata nella mia vita sin dalla prima infanzia. Già allora, po-trei dire, vivevo in un ambiente italiano,
se non altro in senso architettonico. In seguito sono venuto a sapere che la città di Azov, non lontano da Novočer-kassk, in passato aveva il nome di Ta-na ed era una colonia portuale venezia-na alla foce del Don, chiamato antica-mente Tanais. A vent'anni mi sono trasferito a Mosca. Mi è capitato molte volte di venire in I-talia, ho percorso in auto in giro per il paese circa trentamila chilometri ed ho vissuto per un anno a Bassano del Grappa, ma prima d'ora non ero mai stato più a sud di Napoli. E quando mi hanno proposto di trascorrere quindici giorni sul "tacco dello stivale", ho subito accettato. Durante il viaggio pensavo a quali sarebbero state le mie impressio-ni quando sarei arrivato. In Italia ogni regione, e persino ogni piccolo centro, ogni località, si distingue dalle altre. Quando sono arrivato in Puglia,
ho sen-tito subito che questo sud è simile al nostro, al sud della Russia, per l'emoti-vità delle persone, per la loro apertura, per loro ospitalità, per il loro amore non comune verso le loro terre del sud. Ed io mi sono definitivamente convinto che la mia teoria è giusta: le regioni meri-dionali dei diversi paesi sono simili. Già dal primo giorno, quando mi sono svegliato nella camera dell'albergo, ho visto da entrambi i lati l'azzurro scintil-lìo del mare e immediatamente, di pri-mo mattino, ho deciso di fare una pas-seggiata per far conoscenza con il Mar Jonio, che prima d'ora non avevo mai visto. Io sono solito porgere un saluto a ogni nuovo mare che vedo per la pri-ma volta. A Taranto sono sceso dal lun-
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Lo scrittore russo Vladislav Otroshenko
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gomare verso la riva del mare, ho im-merso la mano nell'acqua e ho detto: "Salve, Mar Jonio!" A Massafra ho visto le grotte. Devo ri-conoscere che non conoscevo nulla di queste grandiose strutture. Credo che siano dei beni universali, esse hanno u-na storia variegata, lì vivevano gli anti-chi cristiani, vi erano le loro chiese rupe-stri, le loro urne cinerarie, le loro farma-cie. Mi ha molto colpito Grottaglie, la città della ceramica. Ho visto molte volte in televisione come nascono i vasi, ma qui per la prima volta l'ho visto con i miei occhi. Quando ho attraversato la Puglia, ho provato la sensazione di una spazio molto vasto, non so a che cosa sia do-vuto questo senso di ampiezza, forse alla disposizione della pianura, forse ai monti, forse al mare.
Mi ricorda quando da Mosca vado verso il Don e proprio al-lo stesso modo man mano che si va verso sud l'orizzonte come per magia si allarga... Taranto è una città doppia. Ho passeg-giato per la città da solo, ho ascoltato i suoni. La città vecchia è molto misterio-sa, probabilmente lì si potrebbe svolge-re la trama di un giallo. Le case della città vecchia non sono state restaurate, ma questo non mi turba. Spesso in Ita-lia le case appaiono esternamente fati-scenti, con un barlume di vita, ma sono splendide all'interno. Qui, nella vecchia Taranto, tra alcune case semidiroccate ho casualmente vi-sto un cortile interno meravigliosamente restaurato con un giardino stupendo. Ho sentito che la città vecchia sarà com-pletamente restaurata. Io spero che no-nostante tutto se ne conservi l'atmosfe-ra. Nel suo complesso Taranto, vecchia e nuova, appare come una foto casua-le, una foto in cui su un'immagine im-provvisamente se ne sovrappone una seconda. Taranto è una città con una
doppia im-magine. Mi piace questo contrasto, il si-lenzio nella città vecchia, le luci, il ru-more ed i giovani nella nuova. Ma non voglio raccontare tutto di Taranto, lasce-rò qualcosa per il mio saggio..."
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