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 RELAZIONE
Maevskaya I. G.
Dirigente dell'Istituto
N° 1576 di Mosca

LE MIGRAZIONI
E L'ISTRUZIONE

     Che le migrazioni delle popolazioni del pianeta rappresentino oramai un problema globale, lo attestano le cifre: alla fine del 2005 il numero degli immi-grati a livello internazionale ha raggiun-to in tutto il mondo le centonovantuno milioni di unità, mentre il numero degli immigrati nei paesi europei dal 1999 è cresciuto a livello internazionale di ben quindici milioni di unità. Dopo gli Stati Uniti la Russia occupa il secondo posto al mondo per il numero degli immigrati stranieri, pari a dodici milioni di unità.
Le popolazioni e gli stati accusano in modo evidente le pesanti conseguenze dei processi migratori, mentre la stessa politica migratoria diviene spesso causa di fratture all'interno della società.
Alcuni avvenimenti accaduti quest'anno negli Stati Uniti spingono a riflettere su questi argomenti in modo approfondito. La protesta degli immigrati del primo maggio del 2006 contro l'inasprimento della politica migratoria è stata defini-ta il "Grande boicottaggio americano del 2006". In questa giornata milioni di immigrati da Los Angeles a New York non si sono presentati al lavoro e non hanno speso nenche un dollaro. Le am-ministrazioni di numerose città hanno sostenuto l'azione temendo che intere città si sarebbero potute ribellare dal momento che i commercianti, i tassisti ed il personale degli alberghi e dei ri-storanti non si sarebbero presentati al lavoro e che nelle scuole sarebbe man-cata una metà degli insegnanti.
Oramai significativi per le loro dimen-sioni e la loro varietà etnica e sociocul-turale, i flussi migratori, in precedenza poco regolati e poco organizzati, stanno oramai diventando ben organizzati ma scarsamente regolati dalle autorità, un fenomeno che, favorendo la diffusione delle tensioni all'interno della società, puó determinare gravi conseguenze. In realtà il "Grande boicottaggio america-no del 2006" ha dimostrato che gli im-migrati possono trasformarsi in una for-za politica di grande peso.
In realtà questo è solo un aspetto della questione. Un secondo aspetto consiste nel fatto che sia i paesi dell'Europa Oc-cidentale che la Russia stanno assi-stendo ad un forte ridimensionamento della popolazione locale e ad un suo progressivo invecchiamento. Le migra-zioni rappresentano uno dei fattori in grado di frenare questa tendenza. Se-condo le stime degli esperti dell'ONU, l'Europa avrà bisogno di raddoppiare i flussi degli immigrati al solo fine di mantenere nel 2050 la sua popolazione inalterata. La popolazione della Russia entro il 2050 si ridurrà di ben trenta milioni di abitanti. Da questo punto di vista le migrazioni rappresentano un fattore di sviluppo.
Nelle società postindustriali i ritmi di vi-ta si intensificano in modo impressio-nante e le risposte a tali quesiti vanno ricercate rapidamente. In caso contrario si rischia di non trovarle mai più, come ha osservato nel suo intervento il diri-gente dell'Ufficio Scolastico di Taranto, la dr.ssa Anna Cammalleri. Tuttavia si ha l'impressione che le scienze sociali, le cui conclusioni dovrebbero essere alla base di scelte politiche ragionate, non ne conoscano le risposte. E' seriamente compromessa la fiducia riposta nelle i-dee dello studioso tedesco Karl Marx, le quali erano state alla base del processo di costruzione della struttura statuale dissoltasi in Russia, l'Unione Sovietica.
L'approccio basato sul concetto di civiltà di Arnold Toynbee, respinto dai fautori dell'approccio multietnico e del multicul-turalismo, presenta una serie di punti che pongono sotto il profilo della realiz-zabilità questioni complesse, come ad esempio nel punto in cui si afferma che la cultura degli immigrati puó restare il-liberale anche in un paese democratico. A questo giustamente si oppongono i fautori della cultura liberale, i quali so-stengono che si tratta di un atteggia-mento autodistruttivo per una comunità liberale. Ha ricevuto nuovo impulso all'i-nizio del XXI sec. la sinergia che per determinare il futuro della società sin-tetizza le leggi della conoscenza delle scienze naturali e le leggi evoluzioni-stiche della società facendo ricorso alle idee della teoria quantistica del caos dinamico e dello sviluppo non lineare. Tale sinergia afferma che le variazioni devono essere globali quanto i proble-mi che le hanno provocate. Allo stesso modo deve essere completamente rivi-sta la scala dei valori, passando dall'e-goismo dell'individuo e degli stati al-l'altruismo e rinunciando agli eccessi nel campo della produzione e dei consumi. Alla base delle relazioni sociali deve es-sere posto il principio dell'integrazione tra le culture. Tuttavia la sua realizza-zione non è possibile adottando l'ap-proccio della rinascita etnica, che spes-so viene messa in atto su base con-fessionale, bensí diffondendo una cul-tura diversa all'interno della comunità dei paesi ospitanti e coltivando tale cul-tura all'interno di sé senza la pretesa di coltivare la propria all'interno degli altri. Bisogna tuttavia riconoscere che anche questi approcci sono difficilmente realiz-zabili.
Trovandosi al secondo posto al mondo per numero di immigrati, la Russia in-contra particolari difficoltà nella soluzio-ne di questo problema. Il problema più grave è rappresentato dall'immigrazio-ne clandestina.
Il presidente russo Vladimir Putin nel  >
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